Il gelo sui mercati

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Analisi a cura di

Il mese di gennaio con i giorni della merla è solitamente il periodo più freddo dell’anno ma quest’anno non è stato così. In compenso il gelo invece lo abbiamo avuto sui mercati finanziari. Qui, dopo un 2021 di massimi storici, di record superati regolarmente, il primo mese dell’anno si è rivelato più complesso di quanto previsto. I maggiori indici di borsa ed obbligazionari hanno riportato delle minusvalenze. Gli investitori si stanno chiedendo se si tratta di un’inversione di tendenza o di una correzione di breve termine. Gli stessi addetti ai lavori, analisti e banche d’affari, sono dovuti tornare sulle previsioni fatte a fine 2021 per adattarle ai nuovi scenari che si sono aperti. Tre nuovi fattori hanno avuto infatti un impatto significativo sui mercati finanziari. Il primo è stato omicron che, a causa della sua contagiosità, ha portato a timori di nuovi lockdown nel mondo. Il secondo fattore è legato alle aspettative sui tassi d’interesse. L’inflazione è rimasta alta e negli USA la Federal Reserve ha cambiato retorica. La FED si aspettava un unico aumento dei tassi nel 2022 e tre aumenti nel 2023. Ora invece il Governatore Powell parla di tre aumenti quest’anno (di cui il primo a metà marzo) e tre il prossimo. Il mercato invece sta già scontando cinque rialzi nel 2022. Ciò ha avuto un impatto significativo sulle obbligazioni e sulle azioni. Su queste ultime abbiamo assistito a rotazioni settoriali in particolare con vendite dei titoli “crescita” in favore di quelli “valore”. Il terzo fattore concerne le crescenti tensioni geopolitiche. I movimenti di truppe al confine fra Russia e Ucraina hanno suscitato delle preoccupazioni in un primo tempo per un conflitto regionale e poi per un rischio di approvvigionamento energetico da parte dell’Europa visto che la Russia rappresenta il 40% della fornitura di gas europea. Gas e petrolio hanno raggiunto nuovi massimi. Il prezzo del primo si è mosso in modo violento il 27 gennaio salendo del 46% per poi scendere del 26% il giorno successivo. Il petrolio Brent ha dal canto suo raggiunto i livelli massimi dal 2014 superando gli 85$/b e per alcuni analisti potrebbe puntare ai 100$/b. In Svizzera anche GPL, benzina e diesel hanno raggiunto prezzi massimi in gennaio, mentre le tariffe elettriche per i nuclei familiari aumenteranno del 3%. A livello di listino europeo, sono proprio i settori “petrolio e gas”, banche, assicurazioni e risorse di base che risultano in territorio positivo con performance che vanno da ca. +7% del primo al +3% dell’ultimo. Il comparto più sotto pressione è invece quello “tecnologico” con un -16.57%. Il nostro Swiss Market Index (SMI) dopo i massimi storici del 28/12/21 ha perso circa 800 punti (-5% YTD.). Fra le 20 azioni che lo compongono, una performance già a doppia cifra la registrano le assicurative Swiss Re e Zurich, mentre fanalino di coda risultano Givaudan e Lonza. Per quanto concerne le strategie di gestione patrimoniale, un profilo di rischio bilanciato UBS Strategy in CHF segna ca. -5.5% YTD.

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