Il prezzo delle materie prime alle stelle

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Analisi a cura di

Il nostro pensiero va alle vittime dell’invasione dell’Ucraina. Nella primavera del 2020 riportavamo che il prezzo del petrolio era crollato a livelli storici. I contratti con consegna a maggio del West Texas Intermediate (WTI) erano scesi addirittura sotto zero con i venditori quindi disposti a pagare gli acquirenti pur di togliersi il petrolio dalle mani. Due anni orsono le quotazioni del WTI e del Brent si situavano tra i 15 e i 25 dollari al barile. Oggi stiamo assistendo a tutt’altra storia a causa della forte domanda e delI’escalation nella guerra tra Ucraina e Russia. I mercati delle materie prime affrontano giornalmente enormi turbolenze. Per gli osservatori “questi tragici eventi potrebbero portare non solo a perdite di produzione, ma anche al divieto delle importazioni di materie prime russe da parte dell’Occidente”, cosa che i mercati hanno iniziato a scontare. La Russia è uno dei principali produttori di un’ampia gamma di materie prime. Fra queste vi sono petrolio, gas, carbone, alluminio, palladio nichel, rame, acciaio/minerale di ferro, cereali, oli vegetali, fertilizzanti. Il gas europeo, l’abbiamo capito dalle cronache, è il più esposto ai rischi dell’approvvigionamento russo. Attualmente il gas scorre ancora e lo stoccaggio è basso ma sufficiente per l’inverno in corso. Tuttavia, riempire i serbatoi di gas in primavera e in estate per prepararsi al prossimo inverno è una sfida enorme e ha un costo elevato. Gli sviluppi attuali accelereranno sicuramente gli sforzi e gli investimenti di decarbonizzazione cosa che nel nostro piccolo, il Piano Energetico Cantonale già nel 2010 aveva messo in evidenza asserendo che “ il ruolo per il gas naturale non può che essere quello di un vettore energetico di transizione, verso un sistema energetico improntato allo sfruttamento delle energie rinnovabili”. Tuttavia, ci vorranno decenni per questa transizione. Il mercato del petrolio, rispetto a quello del gas, risulta più flessibile ma compensare un improvviso calo delle esportazioni russe e il reindirizzamento dei flussi non è di facile soluzione. “Il petrolio è un mercato globale di 100 milioni di barili al giorno (mb/g), mentre la Russia esporta ~7,5 mb/g, di cui ~3–3,5 mb/g vanno in Europa, ~0,4 mb/g negli Stati Uniti e ~0,1 mb/g nel Regno Unito. Gli Stati Uniti vieteranno le importazioni russe, mentre il Regno Unito eliminerà gradualmente le consegne entro la fine dell’anno. L’Europa accetta ancora alcuni volumi vista la dipendenza economica molto maggiore. Ciò sta accadendo in un contesto di forte crescita della domanda globale, che le agenzie petrolifere hanno fissato a circa 3 mb/g per il 2022 prima di questa ricaduta geopolitica. Ma le cose possono cambiare in fretta: la scorsa settimana i commenti di Putin in merito ai progressi positivi nei colloqui con il governo ucraino e voci di accordi internazionali sull’aumento dell’offerta, hanno causato un repentino allentamento dei prezzi del Brent e del WTI. Altro comparto colpito dalle tensioni geopolitiche è quello dei metalli. L’oro ha superato la soglia dei 2000 USD/oncia ma l’oscillazione più impressionante l’ha avuta il prezzo del nichel che è balzato a 100.000 USD per tonnellata. La London Metal Exchange (LME) ha dovuto sospendere le contrattazioni sui futures del nichel il cui contratto a 3 mesi era cresciuto in poche ore del 197%, l’aumento più alto nei 145 anni di storia dell’LME. In questi giorni vi sono delle trattative tra banche ed operatori fra cui la cinese Xiang Guangda che a causa delle posizioni in scoperto sul nichel e il richiamo dei margini sta perdendo miliardi di dollari e rischiando il fallimento. Sempre in relazione al nichel il Financial Times riporta una storia più leggera con la quale concludiamo. La moneta americana da 5 cent, che viene anche chiamata “un nichel” ha il 25% di nichel, o 1,25 grammi. Con un nichelino a 100.000 dollari per tonnellata, si ha il costo del metallo di 12,5 cts per una moneta da 5 cts. In realtà, la moneta costa di più poiché contiene anche il 75% di rame (che viene scambiato a 10.000 USD/t). Nel 2021 il costo di produzione della moneta da 5 cent è stato stimato a 8,52 cent, in aumento del 14,8% in un anno. Il metallo contenuto nella parte vale più della parte stessa. I numismatici sanno che il valore di una moneta va ben oltre. Nel 2013 un nichelino del 1913 è stato battuto all’asta per 3.7 milioni di dollari. Per la “gioia” dei collezionisti, da noi una moneta di 2 CHF in argento (precedente al 1967) può valere oggi 15 CHF.

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