La sfida dei tre picchi

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Analisi a cura di

BlackRock, la maggiore società a livello mondiale con 8480 mia di dollari in gestione, durante la presentazione dei suoi risultati trimestrali ha riassunto bene la situazione dei mercati. “La prima metà del 2022 ha portato un contesto d’investimento che non si vedeva da decenni, gli investitori stanno affrontando contemporaneamente un’inflazione elevata, un aumento dei tassi e il peggior inizio anno per le azioni e per le obbligazioni da mezzo secolo a questa parte”. Nei mesi di giugno e di luglio abbiamo avuto dati sull’inflazione in forte aumento, le banche centrali sono passate all’azione con forti incrementi dei tassi; anche la Banca Nazionale Svizzera ha alzato a sorpresa di 50 punti base il tasso guida portandolo al -0.25% dal -0.75%. Il Franco Svizzero si è apprezzato di conseguenza in particolare contro Euro tornando ai livelli del 2015 – 0.985 – raggiunti dopo l’abbandono della soglia dell’1.20. Per gli addetti ai lavori il mese di luglio è tempo di analisi e commenti sul primo semestre 2022. Robeco, società di gestione olandese dal 1929 e appartenente dal 2013 al gruppo giapponese Orix, in una recente ricerca fa riferimento alla “sfida dei tre picchi”.  Si afferma che “l’inflazione, i tassi di interesse e il dollaro USA debbano tutti raggiungere il picco quest’anno prima che i mercati si calmino”. Per Robeco, la crescita globale non riprenderà fino a quando l’aumento dei prezzi e dei tassi d’interesse utilizzati per combatterli non avranno raggiunto il loro apice. Entrambi inizierebbero quindi ad indebolire il dollaro USA la cui forza ha reso più caro il commercio estero e messo sotto pressione le economie globali, in particolare quelle emergenti. Il primo picco è dato dall’inflazione che è salita a causa dei colli di bottiglia nella produzione, dei prezzi delle materie prime e degli effetti del conflitto in Ucraina. Negli Stati Uniti i prezzi alla consumazione hanno raggiunto in luglio il 9.1%, massimo dal 1981. Nell’Unione Europea l’inflazione su 12 mesi in maggio ha raggiunto l’8.8% mentre in Svizzera da giugno 2021 a giugno 2022 il +6.9%, massimo dal 2008. Sappiamo che le banche centrali hanno gli strumenti per controllare l’inflazione aumentando i tassi di interesse. Quest’azione riduce la creazione di credito, rallenta il mercato immobiliare, la domanda e per finire la crescita economica. Il rallentamento dell’economia sarà determinante per raggiungere il picco d’inflazione ma gli investitori sono in allarme in quanto un’eccessiva stretta monetaria potrebbe provocare una recessione. La seconda montagna da scalare, l’abbiamo capito, è quella dei tassi d’interesse. Negli USA, a fine giugno i tassi erano all’1.75% e sono previsti per fine anno al 3.5%. Il mercato anticipa addirittura il 3.75%. Si tratta del maggiore rialzo in un anno dal 1980. Il consenso di mercato implicherebbe un’inversione della curva dei rendimenti. La curva è la rappresentazione grafica dei rendimenti obbligazionari in funzione delle varie scadenze. E’ successo recentemente infatti che il rendimento del Buono del Tesoro USA a due anni abbia superato quello del decennale. Quando questo è avvenuto in passato, non sempre ma nella maggioranza dei casi, vi è stata una recessione. Per Robeco, la terza sfida deriva dalla forza del dollaro che ha raggiunto i massimi da 20anni contro le maggiori valute mondiali (ma non contro Franco). Un biglietto verde forte rende più costose le materie prime quotate in dollari come il petrolio. Dato che le aspettative sui tassi di interesse statunitensi e sull’inflazione raggiungono il picco, possiamo aspettarci che anche il dollaro raggiunga il massimo. Non sappiamo però quando ciò avverrà. Al momento i fattori chiave del dollaro sono positivi, vale a dire il differenziale dei saggi d’interesse, la crescita e i flussi di capitale verso l’USD come bene rifugio. Con il rallentamento della crescita e il calo delle aspettative sui tassi, il dollaro dovrebbe indebolirsi. Cosa, quest’ultima, che è in effetti avvenuta parzialmente contro CHF tornato sotto la parità. Per l’Euro/USD invece restiamo sui minimi storici. Per quanto riguarda le aspettative, osservando quanto sta succedendo sui mercati da ormai più di un mese, si nota come il prezzo delle materie prime sia sceso dai top. Il petrolio WTI è calato su base annua da +64% ca. a +30%, quello del gas naturale da +150% a +88%. I prezzi dei metalli industriali hanno performance negative su base annua. I rendimenti dei titoli di stato dai massimi di giugno si sono ridimensionati. Il Bund tedesco è sceso da 1.76% a 1.12%, il decennale della Confederazione si è dimezzato da 1.376% a 0.658% e il Buon del Tesoro USA dopo aver toccato il massimo a 3.473% si situa a 2.91%. Che i picchi siano ormai un ricordo? Non lo sappiamo ancora ma al momento obbligazioni ed azioni sono in parziale recupero, tuttavia la strada è ancora lunga ed irta di ostacoli.  

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