La zampata dell’Orso

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Analisi a cura di

Nel gergo dei mercati finanziari, l’Orso rappresenta le fasi di calo dei prezzi, mentre il Toro incarna la fase di rialzo. L’utilizzo di queste espressioni allegoriche ha origini remote con diverse teorie e poche certezze. L’orso colpisce con i suoi artigli con movimenti dall’alto al basso, il toro attacca con le corna in un movimento dal basso all’alto. Per quanto riguarda l’Orso la prima associazione risale a scritti inglesi di inizio 1700 in cui i venditori di pelli d’orso sono paragonati a degli speculatori. L’espressione Orso per fare riferimento ad un mercato ribassista “raggiunse la sua popolarità con la bolla della South Sea Company“. Su quest’ultima riportiamo un aneddoto legato a Isaac Newton che nel 1720 perse tutti i suoi risparmi e lamentò: “Posso calcolare i movimenti delle stelle, ma non la follia degli uomini”. Follia degli uomini – leggi guerra in Ucraina – che nel 2022 sta avendo delle importanti ripercussioni sull’andamento dei mercati finanziari. A causa dell’inflazione data dalle materie prime, abbiamo assistito ad un forte aumento dei rendimenti obbligazionari e ad un ridimensionamento delle valutazioni azionarie. Per le azioni e per le obbligazioni statunitensi vi è stato il peggior inizio d’anno da mezzo secolo. L’S&P 500 ha perso il 22% dal massimo di inizio anno al minimo del 20 maggio superando la soglia del -20% per la quale si parla di mercato Orso e segnando la peggiore performance dal 1970. Il rendimento totale dell’indice obbligazionario Bloomberg US Treasury da inizio anno (-7.9%) è il peggiore dal lancio dell’indice nel 1973. Il settore della tecnologia USA è pure entrato in una fase Orso. Il Nasdaq 100 ha perso dal suo massimo di metà novembre 2021 al minimo del 16 maggio il 28.6%.  I mercati stanno ancora scontando scenari di inflazione, aumento dei tassi, rischi di recessione, rischi d’interruzione delle forniture, calo degli utili societari, lockdown cinesi e la guerra in Ucraina. La tempesta perfetta si direbbe. Un recente studio di UBS ha analizzato I precedenti storici di mercato Orso: nelle 12 occasioni dal 1949 ad oggi in cui l’S&P 500 è sceso di più del 20%, il ribasso medio dai massimi ai minimi è stato del 34,5%. Ma la storia ci insegna che non esistono due mercati Orso identici: la perdita massima è stata compresa tra il 21,6% nel 1957 e il 56,8% durante la crisi finanziaria del 2009. A marzo 2020, l’S&P 500 è calato del 33,9% dai massimi ai minimi, ma nel giro di cinque mesi si è ripreso fino a segnare un nuovo massimo storico. In queste ultime due settimane i rendimenti stanno scendendo a beneficio dei prezzi delle obbligazioni. Le azioni si stanno riprendendo tanto che i listini spagnolo ed inglese sono tornati in territorio positivo. Il nostro Swiss Market Index vede fra le sue venti società cinque con una performance positiva. Si tratta di Swisscom, UBS, Zurigo Assicurazioni, Novartis e Holcim. Fanalini di coda: Partners Group e SIKA. Un portafoglio bilanciato in CHF segna a fine maggio -10.66%. Operatori ed investitori rimangono cauti consapevoli però che l’orso se ne andrà in letargo.

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